"Oramai il Bambinello era finito e, fresco di colore e così rosa e
chiaro, pareva che brillasse in mezzo alla enorme mano scura di Peppone.
Peppone lo guardò e gli parve di sentir sulla palma il tepore di quel
piccolo corpo.
E dimenticò la galera. Depose con delicatezza il Bambinello rosa sulla tavola e don Camillo gli mise vicino la Madonna.
«Il mio bambino sta imparando la poesia di Natale» annunciò con
fierezza Peppone. «Sento che tutte le sere sua madre gliela ripassa prima che si addormenti. È un fenomeno.»
«Lo so» ammise don Camillo. «Anche la poesia per il Vescovo l'aveva imparata a meraviglia.»
Peppone si irrigidì. «Quella è stata una delle vostre più grosse mascalzonate!» esclamò. «Quella me la dovete pagare.»
«A pagare e a morire si fa sempre a tempo» ribatté don Camillo. Poi,
vicino alla Madonna curva sul Bambinello, pose la statuetta del
somarello. «Questo è il figlio di Peppone, questa la moglie di Peppone e
questo Peppone» disse don Camillo toccando per ultimo il somarello.
«E questo è don Camillo!» esclamò Peppone prendendo la statuetta del bue e ponendola vicino al gruppo.
«Bah! Fra bestie ci si comprende sempre» concluse don Camillo.
Uscendo, Peppone si ritrovò nella cupa notte padana, ma oramai era
tranquillissimo perché sentiva ancora nel cavo della mano il tepore del
Bambinello rosa.
Poi udì risuonarsi all'orecchio le parole della
poesia, che oramai sapeva a memoria. "Quando, la sera della Vigilia, me
la dirà, sarà una cosa magnifica!- si rallegrò. - Anche quando comanderà
la democrazia proletaria le poesie bisognerà lasciarle stare: Anzi,
renderle obbligatorie!"
Il fiume scorreva placido e lento, lì a due
passi, sotto l'argine, ed era anch'esso una poesia: una poesia
cominciata quando era cominciato il mondo e che ancora continuava. E per
arrotondare e levigare il più piccolo dei miliardi di sassi in fondo
all'acqua, c'eran voluti mille anni. E soltanto fra venti generazioni
l'acqua avrà levigato un nuovo sassetto. E fra mille anni la gente
correrà a seimila chilometri l'ora su macchine a razzo superatomico e
per far cosa? Per arrivare in fondo all'anno e rimanere a bocca aperta
davanti allo stesso Bambinello di gesso che, una di queste sere, il
compagno Peppone ha ripitturato col pennellino."